STORIA DEL CHIANTI

storia-del-chianti

Storia del chianti sull’origini

La storia del chianti secondo una teoria diffusa sull’origine del nome Chianti, è possibile che il suo nome derivi dalla parola clanis , l’antico nome di un torrente che sgorgava vicino a Montegrossi, l’attuale Massellone, o di Clante, nome di un importante famiglia etrusca che visse in questi luoghi, o potrebbe derivare dal termine “clango”, il grido di un uccello: il nome alluderebbe quindi alla campagna selvaggia e incolta della regione, più adatta alla caccia che all’agricoltura.

storia del chiantiNel XIII °  secolo il territorio era limitato alle città del Chianti di Gaiole in Chianti, Radda in Chianti e Castellina in Chianti che formavano la famosa Lega del Chianti. Fu Cosimo III de Medici, Granduca di Toscana nel 1716 a emanare un editto che riconosceva ufficialmente i confini del distretto del Chianti, come è attualmente noto.

Reperti archeologici rinvenuti nella regione del Chianti e ancora visibili in tutta la regione, suggeriscono che abbia origini etrusche .

Durante il periodo comunale e medievale, le lotte tra Siena e Firenze si svolsero nel Chianti, che terminò solo nel 1555 con la conquista di Montalcino da Firenze e la sconfitta finale di Siena.

Da quel momento in poi, il sistema di allevamento agricolo ha iniziato a farsi valere sempre di più, modificando così il paesaggio rurale. Grandi fattorie crescono a fianco dei castelli che gradualmente vengono abbandonati e la terra è resa arabile grazie ai lavori di sterro e all’agricoltura mista.

Dopo la seconda guerra mondiale, gli abitanti del Chianti si impegnarono ad adeguare il territorio a nuovi bisogni. Come risultato di questa riconversione, il Chianti di oggi ha iniziato a distinguersi come destinazione turistica di eccellenza . Molti francesi, inglesi, svizzeri, olandesi e tedeschi hanno scelto e continuano a scegliere il Chianti come meta di vacanze preferita, attratti dalla bellezza dei suoi paesaggi, dal suo clima mite, dalle sue deliziose specialità gastronomiche e, naturalmente, dal suo eccellente vino!

Nonostante il suo famoso successo, il Chianti è riuscito a mantenere e garantire ai suoi turisti, l’accoglienza e l’ospitalità di un tempo.

IDEE PER UN WEEKEND NEL CHIANTI

IDEE PER UN WEEKEND NEL CHIANTI

La Toscana è un territorio pieno di luoghi magici e carichi di suggestione: castelli, dolci colline, panorami mozzafiato, giardini medicei, piccoli angoli di paradiso ideali per una breve fuga d’amoredella durata di un weekend. In questo articolo vogliamo proporvi alcuni dei luoghi più romantici che si trovano in Chianti e nella Val d’Orcia, dove passare dei giorni indimenticabili insieme alla persona amata. Vediamo quindi i luoghi più suggestivi per trascorrere un weekend nel Chianti all’insegna del romanticismo!

Bagno Vignoni

Iniziamo con Bagno Vignoni una località in cui le parole d’ordine sono relax e buona cucina. Questo borgo medievale è caratterizzato dalla presenza di alcuni stabilimenti termali e da diversi mulini situati lungo il bordo del fiume che in precedenza regolavano il flusso dell’acqua. La vera chicca di questo borgo è la sua piazza centrale costituita da una grande vasca termale attorno alla quale si sviluppa il paese creando un’atmosfera da sogno.

Se tra le stradine di Bagno Vignoni potrete concedervi una cena romantica a base di cucina toscana, nelle sue acque potrete passare momenti rilassanti con la vostra persona cara. A Bagno Vignoni sono infatti presenti delle pozze libere per le quali non si paga l’accesso e dei veri e propri stabilimenti termali in grado di soddisfare ogni vostra esigenza e provvedere a 360° al vostro benessere e comfort.

Cortona

Arroccato su un colle al confine tra Toscana e Umbria si trova lo splendido posto borgo di Cortona, una vera e propria terrazza che si apre sopra la Valdichiana offrendo un panorama mozzafiato.

Cortona è un luogo in grado di offrire molto al visitatore, dal suo centro di grande interesse storico-artistico con costruzioni quali il Duomo, Palazzo Casali, Teatro Signorelli e il Palazzo Comunale, ma anche  e soprattutto vicoli pittoreschi, scorci suggestivi che sembrano la cartolina perfetta per un bacio rubato, ripidissime stradine che giungono fino alla cima della collina su cui Cortona è situata, punto panoramico da cui potrete godere dello splendido paesaggio. E poi appunto, il già citato belvedere di Piazza Garibaldi in cui l’occhio può perdersi nella natura della Valdichiana giungendo fino al Lago Trasimeno.

Poggibonsi

Se vi piacciono le fiabe allora il luogo ideale per voi è Poggibonsi, un borgo che sembra uscito dalle pagine di un libro incantato. Situato sulle Colline chiantigiane e circondato da filari di vite, questo borgo è l’ideale per un weekend romantico: la sua posizione arroccata sulla campagna gli conferisce un’atmosfera sognante, le tante chiese romaniche ed i castelli invece conferiscono quel tocco fatato che contribuisce all’atmosfera di fiaba. Poco lontano da Poggibonsi si trova inoltre la Fonte delle Fate, una fonte pubblica composta da sei arcate doppie a sesto acuto di marmo travertino. La fonte è risalente al XIII secolo, ma è stata riportata in luce solo nel 1803, e oggi ospita l’opera dell’artista contemporaneo Mimmo Paladino, “I dormienti” costituita da 25 sculture bronzee che rappresentano figure umane e animali immerse nell’acqua.

Castelfalfi

Infine alle porte del Chianti si trova il borgo di Castelfalfi. Incastonato nella tenuta del Toscana Resort Castelfalfi questo piccolo borgo trasuda atmosfere di altri tempi, regolate da tempi lenti e dal piacere del contatto con la natura. Dolcissime colline si aprono dall’incredibile vista offerta dalla terrazza della Rocca di Castelfalfi, un castello che domina tutte le campagne circostanti offrendo tramonti indimenticabili che possono essere l’ineguagliabile sfondo di una cena romantica o la degna conclusione di un weekend d’amore.

Montalcino

montepulciano

Dopo aver salutato Buonconvento, percorriamo la Cassia e seguiamo la deviazione per Montalcino, splendido borgo fondato dagli Etruschi su un colle tra le valli dell’Asso e dell’Ombrone.
A lungo contesa tra Firenze e Siena, la cittadina conserva molte vestigia del suo passato: le antiche mura del XIII sec, la Rocca pentagonale costruita nel 1361, il Palazzo comunale (dei secoli XIII-XIV) che si affaccia su piazza del Popolo, la chiesa romanico-gotica di S.Agostino del XIV sec al cui interno si possono ammirare affreschi della scuola senese del ‘300.

Ma dal XIX secolo il luogo è famoso soprattutto per il suo vino, il Brunello: frutto degli esperimenti di un viticoltore, Ferruccio Biondi-Santi, che intorno al 1870 iniziò a diffondere nei suoi vigneti un clone del Sangiovese (il Brunello), che aveva dimostrato una maggiore resistenza a quella fillossera che aveva flagellato i vigneti della zona. La sua opera innovativa continuò anche in cantina; decise infatti di non miscelare l’uva Sangiovese, pratica usuale fino a quel momento, e introdusse un processo di invecchiamento in botti di rovere per un periodo di quattro anni. Il Brunello è un vino che con il passare del tempo acquista fragranza, sapore vellutato, profumo elegante ed intenso.

Altro vino tipico della zona è il “Moscadello di Montalcino”; l’uva Moscadella, che gode dell’aria salmastra che ne favorisce la produzione, era coltivata sin dal Rinascimento. In seguito questi vigneti vennero distrutti dalla fillossera e solo negli ultimi decenni si è provveduto a reimpiantare l’uva Moscato bianco con cui si è provveduto a far rinascere il Moscadello. Il vino che ne deriva è leggermente frizzante ed è da consumare entro un anno dalla vendemmia.

Per quanto riguarda la pasticceria si consigliano due prodotti in particolare, i Cavallucci , pasticcini di pasta dura, fatti di farina, zucchero, miele e noci a forma di rombo, e il più conosciuto Panforte, dolce di farina, zucchero, mandorle, frutta candita e spezie la cui origine si fa risalire ai pani mielati medioevali.

Greve in Chianti

Greve in chianti

Il più antico nucleo abitato da cui ebbe origine il centro di Greve si può quasi con certezza rintracciare sulla collina di S.Francesco, ove è documentata fin dall’XI secolo una donazione di S.Bernardo degli Uberti al Monastero di S.Salvi. In seguito fu sede di un antico ospedale e dalla fine del Quattrocento piccolo insediamento monastico dell’ordine francescano, onde il nome.

Greve in Chianti, anticamente rimaneva ai margini delle importanti reti di comunicazione che facevano capo alla Via Volterrana e alla Francigena, i suoi percorsi viari permettevano di raggiungere agevolmente Firenze e, valicando le pendici collinari, la mettevano in contatto con la valle dell’Arno, dove si trovavano importanti luoghi di mercato (come ad esempio Figline). Fu proprio questo carattere di apertura nei confronti di diversi approdi commerciali a determinare la nascita del mercatale di Greve, al centro di un’area densamente popolata, già ricca di pievi e chiese rurali e disseminata di castelli e borghi feudali, che dopo la conquista e la successiva trasformazione da parte dei fiorentini sono divenuti residenze signorili, ville e ville-fattorie.

Esiste una documentazione certa circa la produzione di un pregiato vino che, già alla fine del Trecento, allietava le mense di ricchi mercanti fiorentini e trovarsi situato fra Firenze e Siena, in un periodo di grande crescita, culturale, artistica ed economica delle due principali città della Toscana, sicuramente ne favorì lo sviluppo, non solo come centro commerciale.
Infine la presenza quasi regolare nelle residenze di campagna di un qualificato ceto dirigente, rappresentato delle principali famiglie fiorentine, giovò assai all’arricchimento della zona.
La parte più antica delle abitazioni gravita intorno al convento di S.Francesco e alla piazza del mercato e tale struttura rimarrà quasi intatta fino al XIX secolo; solo dopo l’Unità d’Italia, con l’assegnazione della sede del comune, il vecchio “mercatale a Greve” diventerà il centro più importante della vallata.

Questa splendida simbiosi fra città e campagna ha pochi altri esempi nella storia, lo dimostra il fatto che raramente Greve in Chianti ha attraversato periodi di crisi in epoche in cui l’agricoltura era considerata una ricchezza ed un investimento. La richiesta di un turismo elitario a cui si assiste oggi non è che il frutto di un lavoro, cominciato oltre un millennio fa, che ha trasformato una zona arida e selvatica in uno dei paesaggi umanizzati più belli del mondo.